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De novo in universa Calabriae terraemotu congeminatus nuncius

by G. C. Recupito, reporting on the earthquake which occurred in Calabria (South Italy) in 1638.

De novo in universa Calabriae terraemotu congeminatus nuncius.

<pp. 168>
[Traduzione dal latino]
Correva il giorno 27 del mese di rnarzo che cadeva nel giorno che aveva ricevuto il nobile appellativo di sabato delle palme [...]. Era già suonata la 21a ora ed il sole volgeva ai tramonto. quasi a distogliere lo sguardo dal luttuoso spettacolo, quando la terra mossa improvvisamente, in alcune parti scosse in altre distrusse la Calabria tanto citeriore quanto ulteriore, famose provincie del Regno di Napoli: né la confinante città di Messina SI sottrasse ai danno, né Napoli alla paura. [....]
Il terremoto infierì molto sulle case della città, ma si mostrò indulgente con gli abitanti. Questa rovina ha avuto un sua durata: e iniziando più debolmente il terremoto ha ammonito i cittadini a rifugiarsi in aperta campagna O in luoghi più sicuri. Circa venti persone sono morte sotto le rovine (un numero molto basso per una città così celebre) ai quali forse o la tarda età o la cattiva salute dei piedi ha impedito la velocità mentre cercavano scampo alla sciagura. Tuttavia la fuga ad alcuni o accelerò o portò la morte. Un mercante, mentre portava a termine non so quale affare presso le porte di un'officina, e strepitando il terremoto era fuggito con la massima velocità possibile in una piazza più ampia, ma si imbatté in una parete che stava cadendo e morí splendidamente schiacciato dalle rovine di magnifici edifici, mentre il piccolo tetto da dove era fuggito rimase intatto. [...] Barbara Telesia, donna di nobile stirpe, atterrita dal primo strepito della terra, usci di casa e si portò in luogo sicuro. Ma d'improvviso, come l'animo si riprese dal terrore, si ricordo del figlio, abbandonato tra le fauci della morte, cui per l'età non bastavano né la prudenza nè le forze per la fuga. Per questo ricordo. dimentica di sé, ritornò impavida tra sassi. i pericoli e le rovine. là da dove era fuggita paurosa: era disposta a sopportare con maggior forza qualsiasi evenienza. se accettò di affrontare con il carissimo familiare la comune sorte della vita e della morte. Infatti. mentre la madre provvedeva imprudentemente a figlio, cosa che le circostanze richiedevano. morirono entrambi in un reciproco abbraccio per l'improvviso crollo del tetto.